Venerdi 31 ottobre 2014

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Utility per il calcolo del danno non patrimoniale da perdita parentale secondo la metodologia elaborata nel 2007 dal Tribunale di Roma e perfezionata successivamente.

Valore del punto base aggiornato al 2014 = Ç 9.405,00

! Se non conoscete l'etÓ del congiunto o della vittima potete ricavarla
dalla data di nascita o dal codice fiscale con questa applicazione.



CALCOLO DANNO da PERDITA PARENTALE
Secondo il metodo del Tribunale di Roma
Tabella di Riferimento:   
Il Congiunto è:   della Vittima
Età della Vittima:
Età del Congiunto:
Convivenza con la Vittima:
Altri Conviventi:
Altri Familiari:


Per "congiunto" si intende colui che è legittimato a chiedere il risarcimento del danno da perdita parentale. Il termine "Congiunto" è utilizzato in senso ampio, intendendosi anche la persona convivente non legata da rapporto di parentela.

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Il Danno da Perdita Parentale

A seguito della morte di una persona verificatasi in conseguenza di un incidente causato dalla condotta illecita altrui, coloro che al momento del decesso si trovavano in una relazione affettiva con la vittima hanno diritto, ove ne provino l'esistenza, al risarcimento del danno alla propria integritÓ psico-fisica, patita a causa dell'evento luttuoso che li ha colpiti. Tale tipologia di danno viene comunemente detto "danno da perdita parentale" o "danno parentale".


Fattori che determinano l'entitÓ del risarcimento

I criteri orientativi del Tribunale di Roma tengono in considerazione alcuni fattori che contribuiscono alla quantificazione economica del risarcimento.

1) il rapporto di parentela esistente tra la vittima ed il congiunto avente diritto al risarcimento, dovendosi presumere che, secondo l'id quod plaerunque accidit, il danno Ŕ tanto maggiore quanto pi¨ stretto Ŕ tale rapporto; a tal proposito Ŕ bene precisare che il convivente che rivendica il diritto al risarcimento deve dare prova di avere avuto una relazione stabile e prolungata nel tempo con il defunto.
2) l'etÓ del congiunto: il danno Ŕ tanto maggiore quanto minore Ŕ l'etÓ del congiunto superstite; tale danno infatti Ŕ destinato a protrarsi per un tempo maggiore, soprattutto quando si tratta di minori di etÓ, la cui perdita di un familiare pu˛ pregiudicare il loro sviluppo psifofisico;
3) l'etÓ della vittima: anche in questo caso Ŕ ragionevole ritenere che il danno sia inversamente proporzionale all'etÓ della vittima, in considerazione del progressivo avvicinarsi al naturale termine del ciclo della vita;
4) la convivenza tra la vittima ed il congiunto superstite, dovendosi presumere che il danno sarÓ tanto maggiore quanto pi¨ costante e assidua Ŕ stata la frequentazione tra la vittima ed il superstite.
Infine, un altro fattore che influisce sull'entitÓ del risarcimento Ŕ la presenza all'interno del nucleo familiare di altri conviventi o di altri familiari non conviventi; infatti il danno derivante dalla perdita Ŕ sicuramente maggiore se il congiunto superstite rimane solo, privo di quell'assistenza morale e materiale che gli derivano dal convivere con un'altra persona o dalla presenza di altri familiari.


Danni iure successionis

In conseguenza della condotta illecita altrui, sorgono in capo alla vittima coinvolta in un sinistro una serie di danni che maturano direttamente nella sua sfera giuridica: in caso di morte della vittima, il diritto a chiedere il risarcimento di tali danni viene trasmesso iure successionis agli eredi secondo lo schema di cui all'art. 565 c.c.
Naturalmente perchŔ si possa parlare di trasmissibilitÓ agli eredi della pretesa risarcitoria Ŕ necessario, secondo la dottrina e giurisprudenza maggioritarie, che sia intercorso un apprezzabile lasso di tempo tra l'evento causativo del danno e la morte della vittima, in quanto si Ŕ affermato che "occorre un lasso di tempo sufficiente perchŔ si concretizzi quella perdita di utilitÓ, fonte dell'obbligazione risarcitoria" (Cass. Civ. 28/11/1998 n. 12083).


Il Danno Tanatologico

Diverso Ŕ il concetto di danno tanatologico iure successionis, che viene definito come il danno derivante dalla morte in sŔ, nell'ipotesi in cui non intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra la lesione e la morte: Ŕ il caso in cui la vittima dell'incidente muoia immediatamente sul colpo o a brevissima distanza di tempo (es: dopo qualche ora).
La dottrina e la giurisprudenza maggioritarie tendono a escludere la risarcibilitÓ di tale tipo di danno: la Suprema Corte ha precisato infatti che "la lesione dell'integritÓ fisica con esito letale, intervenuta immediatamente o a breve distanza di tempo dall'evento lesivo, non Ŕ configurabile quale danno biologico, dal momento che la morte non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute, ma incide sul diverso bene giuridico della vita, la cui perdita, per il definitivo venir meno del soggetto non pu˛ tradursi nel contestuale acquisto al patrimonio della vittima, di un corrispondente diritto al risarcimento trasmissibile agli eredi..." (Cass. Civ. 23/02/2004 n. 3549)
Di recente proprio in materia di danno tanatologico si Ŕ pronunciata nuovamente la Corte di Cassazione, la quale ha riconosciuto che nel caso di danno da morte immediata o tanatologico il giudice potrÓ liquidare solo il danno morale alla vittima di lesioni fisiche, alle quali sia seguita dopo breve tempo la morte, che sia rimasta lucida durante l'agonia in consapevole attesa della fine (Cass. civ. s.u. 11/11/2008 n. 26972); (c.f.r. anche Luigi Viola "danni da morte e da lesione alla persona").
(c.f.r. anche Luigi Viola "danni da morte e da lesione alla persona").


Per ulteriori informazioni leggi la nota esplicativa del Tribunale di Roma.


Consulta le ultime tabelle di liquidazione pubblicate:
Tribunale di Roma 2014 ed anche Tribunale di Milano 2014



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